Translate

sabato 12 aprile 2014

GLI ALIENI E....L'ISTINTO MATERNO



4o caso d'ipocrisia

Il famoso paletto giuridico - moralista che proibiva la fecondazione assistita in Italia è caduto, evitando in questo modo a tante coppie che non potevano aumentare la famiglia di dover emigrare all'estero per soddisfare questo desiderio.
Decisione indubbiamente civile che mostra un passo avanti compiuto nel nostro Paese a favore di una maggior libertà d'azione, ma che non risolve la questione principale nascosta dietro questa delicata tematica. Fino a che punto il desiderio di maternità, o comunque di mettere al mondo un'altra vita - decisione che, peraltro, va presa in due - è autentico? Quante donne, o quante coppie, vogliono veramente aumentare la famiglia? Se si effettuasse un sondaggio, potendo utilizzare la macchina della verità, i risultati sarebbero meno scontati di quanto possiamo pensare.
"Crescete e moltiplicatevi" predicò molti anni fa la maggior autorità religiosa esistente allora, ma Lui ha potuto dirlo perché all'epoca, sulla Terra c'erano quattro gatti; ora, quest'affermazione suona preoccupante in un pianeta calpestato da ormai otto miliardi di terrestri. Per i rappresentanti e i seguaci del Creatore, sulla Terra c'è ancora posto per molta altra gente, ma si vede che consultano poco atlanti, cartine e mappe di Google per accorgersi che numerose aree del globo non sono abitabili.
Il punto però non è nemmeno questo.
Fisicamente, la donna è predisposta e strutturata per generare la vita e l'istituzione religiosa dà il carico da undici per sottolineare questo suo "dono" iconizzandola come, appunto, fonte primaria biologica senza tuttavia essersi mai chiesta, e averle mai chiesto, se davvero lo volesse. Ben inteso che per secoli, millenni, le donne hanno messo al mondo figli senza porsi molte altre domande, ma la situazione era diversa. Da sempre erano state educate e subdolamente convinte che questo era il loro compito principale, lo scopo per cui esse stesse erano venute alla luce, quindi, per secoli, le nostre ave hanno eseguito questo compito, quasi meccanicamente, automaticamente, ma anche consce del ruolo loro affidato dalla società.
Adesso non è più così.
Adesso, almeno nei Paesi considerati civili, avanzati ed evoluti, per le donne c'è la possibilità di scegliere se volere figli o meno e bisognerebbe che questo vantaggio, acquisito in tanti anni e con tanta fatica, fosse valutato un pò meglio.
In un'epoca come la nostra in cui, fortunatamente (oppure no?), a noi fanciulle si sono socchiuse le porte del mondo lavorativo, la nostra strada è anche arrivata ad un cruciale incrocio: lavoro, carriera, famiglia?
In molti casi, le nostre amiche hanno percorso tutte e tre le strade e ostentano soddisfatte gli esiti. Poi però, sui giornali appaiono titoli legati ad inquietanti episodi avvenuti fra le mura domestiche: tentati (ma talvolta anche consumati) infanticidi, ragazzi che d'improvviso cadono nelle spire degli stupefacenti e dei relativi spacciatori, se non addirittura giovani che cadono dai balconi, o da ponti, in preda a crisi depressive.
Cosa non ha funzionato in questi casi?
Semplice: la donna multitasking ha fallito in un task e, purtroppo, di solito è proprio quello che riguarda il menage familiare. Perché? Perché ha scoperto che è più semplice e divertente amministrare un'impresa che una famiglia. I figli sono più impegnativi dei colleghi di scrivania, e/o dei capiufficio, magari stronzi, ma il background culturale, e la subliminale educazione religiosa che silenziosamente impregna i neuroni degli Italiani impediscono a questi di ammetterlo a costo di farsi scorticare vivi. In altre parole povere, soprattutto in Italia, dove il Vaticano incombe, molte donne non riconoscono di non essere buone madri. Non vogliono. E' quasi una vergogna, un disonore!
Ecco il punto.
L'abolizione del divieto di fecondazione eterologa assistita è stata una buona mossa, ma prima di decidere di essere madri dovremmo sottoporci ad un auto esame di coscienza e rovistare a fondo nel garbuglio dei nostri sentimenti se c'è anche quello del vero amore verso le creature che vogliamo far nascere. Duole dirlo ma, a volte, sembra che molte nostre simili diano alla luce i propri eredi più per emulazione, o per dimostrazione di capacità a procreare, che per reale desiderio di maternità.
Poi ci si lamenta della non eccelsa qualità delle nuove generazioni che crescono nel costante sentirsi in diritto di pretendere e fare ciò che vogliono, approfittando biecamente dei divoranti sensi di colpa che affliggono le madri, spesso impegnate, per volere o per forza, nel lavoro che le tiene fuori casa per diverse ore al giorno, le quali, sfinite dalla giornata lavorativa spesa in mille incarichi, consapevoli del poco tempo a disposizione per la prole, preferiscono capitolare di fronte alla valanga di richieste di attenzione e di beni avanzate dai figli, lasciati alle nonne o alle baby sitters, piuttosto che discutere con essi dell'opportunità di concederle o meno.
Scegliere di essere madri è un diritto, ma lo è anche scegliere il contrario se si scopre che questa condizione può rivelarsi una gabbia soffocante da cui poi è difficile uscirne senza atroci rimorsi e/o rimpianti per una libertà perduta a cui inconsciamente ci si teneva, o per l'impossibilità materiale di esercitare tale ruolo.
In questo caso, gli alieni, o meglio: le aliene, sono coloro che, liberamente, consciamente e responsabilmente, decidono di impostare la loro vita senza dare eredi alla Terra, preferendo diventare manager, o più semplicemente scegliendo di pensare a loro stesse, ai propri sogni, desideri e ambizioni, senza remore e famigerati sensi di colpa, vivendo come meglio credono la loro vera natura.
Meglio una donna, madre mancata ma felice, o meglio una madre, infelice per la scoperta che, in fondo, non avrebbe voluto esserlo?

Amen.