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venerdì 1 febbraio 2019

LOTTA ALLA POVERTA'



REDDITO DI CITTADINANZA

articolo non completamente serio su un progetto
che dovrebbe essere serio

 

 

Forse ci siamo arrivati, ma ancora il progetto arranca.
 
Il Reddito di Cittadinanza, bandiera sventolata dal Movimento 5 Stelle per accaparrarsi voti alle elezioni politiche del marzo 2018,  sembra acquistare concretezza. 
Infatti,  il 17 gennaio 2019, nel corso di un Consiglio dei Ministri, è stato ufficialmente approvato fra le voci del bilancio. E possiamo, dunque, dire che non è stata una vana promessa per vincere le elezioni, bensì solida realtà. 
 
Il Reddito di Cittadinanza verrà erogato ad un certo numero di famiglie italiane - non a tutte -, ma anche straniere, purché residenti in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due consecutivi, per far fronte ad una povertà preoccupante e dilagante. 
Risolverà le situazioni al limite dell' indigenza?  Forse no, ma di sicuro porterà un po' di sollievo.
 
A quanto ammonta? Come funziona? Chi lo riceverà?  Come procedere per riceverlo?
Una domanda per volta:
 
#1: il tetto massimo della cifra è di 780 euro al mese, che cresce a seconda del numero di persone componenti un nucleo familiare, tenendo conto di quanti sono disoccupati e/o sono eventualmente disabili;
 
#2:  stando agli ultimi aggiornamenti,  sarà creato un sito web dedicato dove l'utente troverà dei moduli da riempire per inoltrare domanda. Chi non avesse molta dimestichezza con l' informatica può recarsi presso un ufficio postale e svolgere l' iter in loco, aiutato da un impiegato;
 
#3: per ricevere il Reddito è necessario avere alcuni requisiti ben precisi che io, qui, riassumo, citando solo quelli importanti, e cioè,  essere di cittadinanza italiana - oppure risiedere in Italia da almeno 10 anni , di cui gli ultimi due, fissi e, soprattutto, non possedere nulla.
Niente casa, niente automobile, niente barca, niente aereo e, dulcis in fondo,  niente conto in banca. Se si ha una casa di proprietà,  il Reddito si percepisce, ma decurtato di qualche centinaio di euro.  La nullatenenza è dimostrabile sul modulo ISEE, che non dev' essere superiore a 9. 360  euro. L'ISEE si compila presso gli uffici dei CAF, dove ci si reca anche per compilare la dichiarazione dei redditi.
 
Stabilito ciò, si scopre che la ricezione del Reddito ha una contropartita.
In parole povere, il beneficio non viene elargito gratis.
Il richiedente, se lo ottiene, deve sottostare a regole-capestro quali:
- impegnarsi a cercare un lavoro (previste almeno due ore al giorno per la ricerca);
- seguire corsi di formazione e riqualificazione per ottenere il lavoro.
- coprire otto ore a settimana in attività socialmente utili.
- accettare un lavoro qualunque, di tre proposti, entro il primo anno di erogazione del Reddito, all' interno di un raggio spaziale di cento km, che aumenta col trascorrere del tempo fino a 250.
 
Per ottenere un lavoro deve iscriversi ad un Centro per l'impiego devo incontrerà un "tutor", o "Navigator" che lo affiancherà per aiutarlo nelle operazioni appena citate. Il nuovo personaggio sarà assunto dal Centro per l' impiego e dall' Anpa.
Per la sua mansione, percepirà uno stipendio, più provvigioni per ogni disoccupato che riuscirà a reintegrare nel lavoro.
Prevista l' assunzione di diecimila tutors. I tutors dovranno avere un titolo di studio alto (una laurea in discipline socio-economiche) e, a loro volta,  dovranno essere formati professionalmente per poter svolgere il loro compito.
 
Ultima chicca: conoscendo il popolo italiano che, in materia di sotterfugi per fregare fisco e Stato, non è secondo ad altri, il Reddito di Cittadinanza verrà sigillato in una card, tipo Bancomat o Postepay,  e potrà essere usato solo per le spese indispensabili, ovvero: affitto, utenze e generi di prima necessità. 
Se il beneficiario avrà bisogno di un paio di calzini, di scarpe o di slip dovrà ricorrere ad altre fonti di reddito. Quali? Non si sa, se il poveretto ha il RdC come unico introito pecuniario.  Potrebbe, al massimo, ricorrere ad un'associazione caritatevole che raccoglie indumenti per poveri. La Caritas offre questo servizio  ma su richiesta di ISEE (esperienza personale. N.d.A.).
Tra l' altro, le spese saranno controllate e registrate. Manca solo il braccialetto elettronico. 
Gli autori del programma RdC hanno già avvisato che chi proverà a barare per ottenere il Reddito, fornendo dati falsi, o eludendo gli obblighi che il Reddito comporta, rischia fino a sei anni di carcere. Se si fa trovare.
 
Partenza ufficiale del progetto: aprile 2019, ma gli ultimi aggiornamenti riportano uno slittamento ad agosto (chissà perché proprio agosto?).
I Centri per l'Impiego devono essere riformati e riorganizzati 
Le agenzie del lavoro hanno già avvertito che non intendono prendersi la briga di istruire i tutors per consentire loro di esercitare la professione. Forse ci penseranno i Centri per l'Impiego.
Tempi per la formazione dei Navigators: minimo otto mesi.
 
In ogni caso, finché non vedremo il progetto entrare a pieno regime, non sapremo se funzionerà davvero, ma di certo, con le informazioni raccolte finora, possiamo affermare che qualche nota positiva c'è: il Reddito di Cittadinanza darà lavoro ad un mare di gente! Centinaia, migliaia di impiegati saranno assunti per evadere le pratiche delle richieste di Reddito e le compilazione dei moduli ISEE presso i patronati  CAF.
Gli ormai famosi tutors, (o, Navigators) incaricati di aiutare i disoccupati a trovare una nuova benedetta occupazione, vedranno il loro momento di gloria, oltre a un buon gruzzolo mensile (1.700/1.800 euro, più provvigioni).
Costo dell' impresa: sui sette miliardi, che non andranno ai veri bisognosi.
Durata massima dell' erogazione del RdC: 3 anni.
Ma per carità! Meglio questo di niente.
 
P. S. In questo articolo ho sintetizzato l' argomento, limitandomi ad elencare i punti cardine del piano.
Ma se si digita su Google REDDITO DI CITTADINANZA,  si può trovare di tutto e di più. Buona fortuna a tutti !!!



INVOLUZIONE

La letteratura insegna. Forse non tutto, ma di sicuro lascia qualcosa nel cervello e nell' anima di chi se ne ciba. Spiego subito e meglio.

Anni fa Umberto Eco scrisse un paio di saggi dall' aroma sinistramente profetico: Medioevo prossimo venturo e A passo di gambero nei quali ha vaticinato una retromarcia sociale che, dopo un avanzamento molto rapido, forse troppo, avrebbe riportato l' umanità indietro anche di qualche decennio, secolo addirittura! Ci ha imbroccato. Purtroppo.

2o dettaglio inquietante, sempre letterario, risalente agli anni '80, ma emerso da poco grazie alla televisione che, a corto di idee, attinge alla penna: Il racconto dell'ancella, da cui è stata tratta un originale serial sprofondato in un depressivo Medioevo americano nel quale, dopo anni di lotta per la sua emancipazione, la donna si ritrova ad aver perso tutto, di nuovo relegata a mero strumento di riproduzione, oggetto di possesso dell' Uomo.

Se qualche esponente del sesso maschile ha avuto l' occasione di vedere anche solo una puntata di questo telefilm chi ci dice che sotto, sotto non abbia goduto in segreto la prospettiva di un eventuale ritorno a queste condizioni?

Abbassiamo il velo dell' ipocrisia, ma davvero le donne sono certe di aver agito nel modo giusto e per la giusta causa? Senza dubbio sí, ma qualcosa andrebbe rivisto. Alla resa dei conti, cosa abbiamo ottenuto?

Il diritto al voto politico, okay, e poi? Il diritto al lavoro fuori casa che ora, in piena crisi economica, per molte di noi si è trasformato in un dovere, quando il lavoro si riesce a trovare, non essendo più uno stipendio sufficiente a far quadrare il bilancio della famiglia ma, alla fine, questo diritto è solo sulla carta in quanto la parità totale, anche finanziaria, non esiste ancora. In più, è rimasto comunque il lavoro fra le mura domestiche, che tocca a noi.

Con questo non intendo certo insinuare che stavamo meglio prima, quando eravamo occupate solo in casa, per carità, però. la nostra lotta non sembra aver raggiunto pienamente gli obbiettivi prefissati agli esordi. Inoltre, i nostri movimenti hanno smosso acque che dovevano rimanere calme. Abbiamo chiesto troppo? Troppo in fretta, soprattutto? In fondo, se torniamo indietro nel tempo, la rivoluzione femminista si è, per la maggior percentuale, consumata nel decennio '70, con una liberalizzazione dei costumi probabilmente eccessiva e fuori luogo per la nostra natura e nei confronti del prossimo. Che c'entrava il sesso libero? L' emancipazione non era lì. Non è lì. O almeno, non è solo lì, su un materasso, un divano o una scrivania.

Dov' è stato l' errore? In ogni caso, non è questo il punto. quanto meno non quello essenziale.
Gravi episodi di soppressione fisica femminile, da parte dell' uomo, si susseguono senza apparente soluzione di continuità, non che nel passato non siano avvenuti, anzi! Forse, anche con maggior frequenza, ma all' epoca si materializzavano in privato, o non sotto i pubblici riflettori dei media che ora sembrano essere ovunque, anche non visti. Ora, invece, se ne parla poiché tali episodi emergono quasi subito alla luce grazie all' azione tempestiva dei mezzi di comunicazione, suscitando, ovviamente, il clamore atteso e previsto: uomo uccide la sua compagna vedendosi rifiutato.

Domanda: perché?
Risposta: complessa e articolata.
Prima risposta che emerge d' istinto, scaturita da una considerazione immediata: l' uomo non accetta il rifiuto; non accetta il "no" da una donna. Perché? Perché, come recitava un vecchio slogan pubblicitario, in voga negli anni '80, "non deve chiedere mai"? Gli è tutto automaticamente concesso? Forse, ancora sì, per colpa di un atavico, inconscio - poi, neanche tanto - comportamento familiare, specie materno, che lo colloca sempre sul trono di casa, conferendogli il titolo di divinità delle mura domestiche. È difficile crederci, ma questa situazione, in 3^ millennio ormai avviato, persiste. A ciò uniamo le conseguenze di una crisi economica devastante che in molti casi ha provocato la perdita del lavoro, quindi di un introito finanziario che, oltre a fornire il contributo per vivere, dava anche la sicurezza morale e psicologica, ed ecco confezionata la "bomba" pronta per esplodere al rifiuto della donna a concederglisi.

Il suo "no" è la miccia che provoca l' esplosione, dunque, l' orribile "femminicidio", dove l' orribile è il termine oggi usato per definire questo crimine, non tanto il crimine stesso. Vera però, è anche l' esistenza di donne che sembra non riescano a vivere da sole, vuoi per scarsa capacità a cavarsela per conto proprio, vuoi per la paura della solitudine, vuoi per un' ancor perdurante idea della donna,  realizzata nel matrimonio e nella famiglia, spesso e volentieri più per emulazione che per reale convinzione. Il brutto è che quando la donna si rende conto finalmente di esistere anche lei, insieme con i suoi diritti, a volte è troppo tardi. L' infernale ordigno umano maschile è carico al punto giusto per deflagrare.

Qualche esponente uomo ha osservato che di rado vengono citati episodi di violenza femminile su di lui. Vero. Perché si verificano anche questi casi e non sono neppure tanto rari come si crede, ma, chissà perché, se ne parla poco. Forse perché l' impatto emotivo è meno forte? Tuttavia, più che di violenza fisica, comunque non assente,  i casi di violenza femminile vedono come arma la psiche. La donna non ricorre sempre alle maniere forti per farsi ascoltare ma sa essere perfida e crudele come pochi.
Sa essere una carogna da manuale!

Dove non colpiscono mattarello, martello, padella, coltello o pistola, olpisce la mente che elabora strategie di difesa e attacco luciferine, in grado di provocare le sofferenze più terribili all' uomo senza versare una goccia di sangue.
Siamo bravissime!
 
Torniamo a bomba.
Il Medioevo prossimo venturo, quello profetizzato da Eco, eccolo!
A parte il protrarsi delle guerre a sfondo religioso, caratteristica islamica dovuta al loro calendario e al forte legame fra religione e politica, si sta assistendo, anche nella comunità cristiana, ad un pernicioso riavvicinamento alla Chiesa, alla preghiera ed al corollario delle varie attività circolanti intorno al mondo clericale. Papa Francesco, attuale pontefice, non è salito al soglio per caso. La sua simpatia e l' apparente suo anticonformismo ha calamitato i fedeli aumentando il numero di ritornanti in chiesa, scopo principale dell' istituzione che stava vedendo, allarmata, la lineetta dei depositi pecuniari scendere piuttosto velocemente, specie col predecessore, Papa Ratzinger il quale, forse troppo colto, filosofo e assai riservato di carattere, aveva invece allontanato la gente dai pulpiti, segnato, per giunta, dagli scandali della pedofilia fra i preti.

Ma il punto non è neppure questo.
Il punto è che l' umanità crede. Vuole credere e prega. E questo in sé non sarebbe grave. Il grave è la fede ed il ricorso sempre più frequente alla magia ed alla stregoneria che vengono abilmente mascherate dagli addetti ai lavori sotto un ampio ventaglio di forme subdole attraenti, pericolosissime, spesso anche semplici, alla portata di tutti. Il grave è che la gente ci crede, di sua volontà e consapevolezza. Si attacca a tutto pur di riuscire a migliorare la sua vita anche di una sola tacca, illudendosi di farlo. Ma ora sará ben difficile poter rimettere in piedi il Tribunale dell' Inquisizione.

venerdì 11 maggio 2018

LA SINDROME DEI TEMPI MORTI






Da cinefila incallita, comincio col citare lo splendido e famosissimo film di Charlie Chaplin "Tempi moderni" , esemplare metafora del ritmo frenetico, robotico e disumano imposto al lavoratore in una fabbrica per produrre al massimo secondo i dettami dell' economia che pretende introiti in ogni istante del tempo. Vedendo il film si ride, o meglio, si sorride a denti stretti, percependo chiaramente una terribile amarezza di fondo, stante proprio nel seguire il protagonista il quale finisce alla  lettera stritolato negli spietati ingranaggi della catena di montaggio che alimenta la produzione industriale. Lavorare dunque, sempre, senza sosta, con la concessione  di soli pochi minuti per consumare un pasto veloce, spesso consistente in un panino mangiato in piedi, per poi riprendere il posto alla catena, e continuare a produrre in nome della concorrenza. Memorabile la sequenza dell' infernale apparecchio a cui Charlot viene inchiodato per poi essere imboccato in modo da velocizzare il pranzo.



Chi più produce, più guadagna. Ma non è questo il punto che intendo toccare. Il punto è l' assenza di tempo per pensare anche soltanto di essere vivi e al mondo, e ciò non riguarda solo l' attività travolgente del lavoro industriale, bensì la vita stessa di tutti noi.

 

Chi si ferma è perduto, si usa dire; sicuri che sia così? È proprio necessario riempire ogni attimo della nostra esistenza facendo qualcosa, senza fermarsi mai se non per alimentarsi e dormire? Tutto questo per arrivare dove? Che nella vita ci si ponga un obiettivo, o svariati obiettivi ci può stare; è giusto o, almeno, è quasi naturale, ma è davvero saggio demolirsi di fatica, impiegando ogni istante del proprio tempo nel raggiungimento di tale obbiettivo senza permettersi mai una pausa di riflessione e semplicemente guardarsi intorno, se non altro per aggiornarsi sul nostro prossimo che ci sta vicino?

 

La giornata comincia all' alba con il lavoro e termina al tramonto col ritorno a casa, accolti dalla famiglia che reclama le sue sacrosante esigenze. "Non ho mai un minuto per me!" é il lamento continuo classico, soprattutto della donna di oggi, divisa fra il lavoro fuori e dentro le mura domestiche, come se avesse seguito una sorta di prescrizione medica! Nessun dottore le ha ordinato di lavorare e metter su famiglia, ma lei lo ha fatto, fagocitata dalla consuetudine, da una specie di legge non scritta, ma da rispettare come se fosse presente nel codice civile, non fermandosi a pensare se veramente sarebbe valsa la pena farlo o se sarebbe stata idonea a sobbarcarsi una simile fatica. Si fa e basta perché tutte lo fanno. Tutte? Proprio tutte? Più o meno, sì.

 

Anche questo è una sorta di meccanismo, un' induzione automatica prodotta dall' abitudine e dallo stimolo dell' emulazione. "Anch' io voglio una famiglia, con figli" è la frequente dichiarazione di molte ragazze che vedono le amiche più avanti in età, scorrazzanti spingendo carrozzine e passeggini, salvo poi rendersi conto, al momento in cui anch' esse si trovano nella medesima situazione, che quella vita non è per loro.

 

Ma al giorno d' oggi pensare sembra vietato o, quanto meno,  sconsigliato. Bisogna rimanere in moto. Sempre. Fare senza pensare. Vivi come fosse il tuo ultimo giorno sulla terra, ma pensa come se potessi campare cent' anni! Se ogni tanto non posi i remi in barca, difficile che riuscirai a campare cent' anni! Il corpo umano è un motore che alla lunga, se usato troppo, si rovina e cessa di funzionare prima della scadenza. Poi ci si lagna perché il mondo va a rotoli.

 

La qualità della razza umana pare essersi deteriorata oltremodo; qualcuno  si è domandato il perché? Va detto però che il perenne e frenetico movimento degli esseri umani, senza avere mai un minuto per riflettere, torna comodo a chi comanda in quanto la mancanza di tempo per pensare evita qualunque tipo e tentativo di critica verso gli interessati. "Lavora, schiavo! Non fermarti! Potresti sorprenderti a pensare! Non va bene" direbbe un Capo il quale per primo sa che se il suddito si ferma per riposarsi, immancabilmente pensa, e non è impossibile che il suo pensiero sia negativo nei confronti del superiore.

 

E così ognuno di noi riempie il giorno di attività, non di rado inutili, le quali però impediscono le soste meditative, salutari per corpo, mente e spirito, favorendo. purtroppo, il commettere errori madornali che quasi sempre lasciano danni enormi o, nella migliore delle ipotesi, segni indelebili nel tracciato degli eventi. Non mettendo in conto poi, il semplice e sano concedersi le giuste pause per guardare intorno a noi, per godersi un' alba, il Sole o le nuvole, un tramonto, un panorama, una persona, un animale o qualsiasi altro elemento della Natura e non, o meglio, per realizzare fisicamente e consciamente il nostro essere vivi, sul pianeta, percependo l'attività di ogni nostra singola cellula e di ogni fibra del nostro corpo.

 

Agire, muoversi, correre, non fermarsi mai per non pensare. Almeno diciotto ore al giorno di moto continuo per arrivare dove? Per ottenere cosa? Un premio forse? Alla conclusione della nostra esistenza? Il famoso Paradiso? Chi sgobba e soffre ci va di sicuro, garantisce la Chiesa. Può darsi. Al momento, l' unica cosa certa è il riposo eterno. È scientificamente provato. Dove, non è dato di saperlo. Ma è già una buona notizia.

 

In ogni caso, l' Uomo di oggi è affetto dalla Sindrome dei Tempi Morti, ovvero: dal terrore della noia. Se incappa in un minuto di inattività va nel panico. "Oddio! Cosa faccio ora?" . "Cristo, férmati un attimo e pensa. Potresti risparmiarti, e risparmiarci, una cazzata!". O potresti più semplicemente riposarti qualche istante. Male non ti farebbe di certo! Invece no. Elabora subito un Piano B per uscire più in fretta che può dalla pausa riflessiva, dal nefasto attimo di totale immobilità, dal nocivo ozio. Ha forse paura dei propri pensieri? Il mero meditare risulta traumatico? Può succedere. A volte, stare in movimento aiuta a non precipitare nel pozzo di oscuri e disturbanti pensieri, specie se sono collegati ad eventi che si preferirebbe dimenticare. E questa è una scusa plausibile, nonché valida. Ma se non si hanno affanni del genere, si metta un secondo la vita in "pausa". Nulla di catastrofico può avvenire in nostra momentanea assenza. Il mondo va avanti ugualmente e noi, dopo la pausa cogitativa, possiamo raggiungerlo senza eccessiva fatica, anzi! Riposáti, più consapevoli e forti.

 

Chi si ferma non è perduto. È migliore di chi è in movimento perpetuo come un pupazzo a cui una mano ha girato una chiavetta nella schiena, o sono state cambiate le batterie. Ma al pupazzo può essere girata la chiavetta, o cambiate le batterie per rimetterlo in movimento, ad un essere umano, no, sebbene qualcuno lo vorrebbe. L' essere umano dovrebbe, in teoria, essere capace di girarsi la chiavetta da solo, o di ricaricare le batterie a suo piacimento, quando vuole. Tuttavia, stranamente, non sempre accade. Questa regola non sembra valere per tutti.

 

L' ozio è il padre dei vizi, ma i vizi sono bravi figlioli che danno sapore alla vita, e l' ozio è un genitore esemplare che ama la sua progenie e non l' abbandona al loro destino, anzi! Ha cura che i suoi ragazzi crescano e consolidino la posizione rendendo l' essere umano ... più umano possibile, allontanandolo dal pericolo della robotizzazione, dalla spersonalizzazione e del raggiungimento della perfezione assoluta, rischi gravissimi, da evitare come la peste.  Se poi si volesse a tutti i costi conferire una connotazione positiva all' ozio, si potrebbe sempre dire che l' ozio può essere creativo, cioè impiegato a progettare qualcosa da fare per il dopo, per il futuro... Ma così che ozio sarebbe? Che ozio è? Da che mondo è mondo l' ozio è un lasso di tempo in cui non si fa alcun che. È un periodo, breve o lungo, in cui non si svolgono attività di alcun genere e non si dovrebbe neppure pensare, creativamente o no. È uno stop benefico che ritempra e rinvigorisce. Non lo si dovrebbe considerare in modalità negativa come si usa, purtroppo, fare.

Insomma, in parole povere, ogni tanto tiriamo il freno e spegniamo il motore. Concediamoci una pausa. Non ci fa male. I famigerati tempi morti non sono una jattura. Possono invece essere una salvezza ed una benedizione che prevengono disastri.

Per quel che mi riguarda, le peggiori decisioni sono state prese sotto pressione, non avendo il tempo per pensare. Quando l' ho avuto, le cose sono andate in maniera molto diversa.