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giovedì 5 settembre 2013

Piccoli mondi diversi

Carmelo Randazzo, olio su tela

Andrea non vede. Un glaucoma gli ha spento per sempre la luce cancellandogli davanti agli occhi colori e forme, ma quando canta regala emozioni a non finire.
Nemmeno Alberto vedeva (uso l'imperfetto perché Alberto non è più fra noi), ma dopo pochi minuti di colloquio con lui, egli riusciva a descrivere fisicamente la persona come se la vedesse. Il suo segreto? Diceva che si basava sulla voce. Forse chiedeva prima a qualcuno di descrivergli la persona, ma che importa? Raggiungeva lo scopo con l'astuzia e impressionava i suoi interlocutori.
Il fine giustifica i mezzi.
Carmelo non sente rumori e suoni del mondo, ma li immagina, li trasferisce e li cristallizza nelle sue tele sotto forma di animali, le creature che preferisce e che, silenziosamente, ci chiede di rispettare.
Si dice che Niccolò non parlasse, ma per lui parlava il suo violino da cui sono scaturite note immortali.
Un altro Andrea, più giovane del primo, per motivi misteriosi, un giorno ha chiuso la porta al mondo e vive nel suo che si è creato a "sua" immagine e somiglianza nella sua testa , nel quale avvengono le cose che lui ama e che non troverebbe mai nel mondo reale.
Mario (un nome di fantasia), nella sua vita, ha subìto gravissimi torti da un familiare e trascorre la sua vita nella spasmodica ma metodica ricerca di un essere simile per scaricare su di lui/lei la voglia di rivalsa e di vendetta, cancellandolo/la dalla faccia della Terra con criterio sistematicamente efferato.
Marco è stato abbandonato dalla moglie, dalla fidanzata o dalla sua ragazza e non accetta questa situazione, decidendo che chi lo sta facendo soffrire deve pagare a caro prezzo il male che fa.
E via elencando fra le varie patologie che possono colpire un essere umano rendendolo ... differente!
Cos' hanno queste persone in comune?
Non sono come noi, come me, o come voi che leggete.
Il loro essere al mondo è stato disturbato da una causa, o da un evento, che ha scombinato la loro vita e li ha resi diversi da noi. Sarebbe più esatto e corretto dire che noi li vediamo diversi, ma non dobbiamo essere troppo ipocriti poiché in effetti lo sono, tuttavia non sempre con accezione negativa del termine.
Necessità fa virtù, dice un adagio e queste persone lo hanno preso in parola costruendosi attorno a loro un mondo a misura delle loro esigenze giacché per cause di forza maggiore non possono adattarsi completamente al mondo costruito per i normali, ma alcune di quelle persone hanno svolto un buon lavoro e non hanno chiuso il cancello del loro microcosmo, lasciandolo strategicamente aperto in modo da invitare noi ad entrare nel loro piccolo universo che scopriamo trovarsi in un'altra dimensione, forse più elevata della nostra.
Uomini e donne che per vari motivi, con acida gentilezza, vengono definiti "diversamente"abili, spesso viaggiano ad alte sfere su binari sorretti da un cuscino di alta sensibilità che spesso consente loro di superare confini difficili da superare per i normali.
Chi è avvolto nel suo mondo buio sente suoni e percepisce odori più di chi vive nella luce; chi è calato nel silenzio vede al di là dello specchio che riflette la sua immagine e non è detto che anche al di là non ci siano suoni e bellissime melodie; chi si è chiuso ermeticamente nel suo favoloso maniero mentale entra nel caleidoscopio frenetico del suo cervello che va a mille, e della sua inarrestabile fantasia che sfonda tutti i muri.
E tuffandoci nell'universo della carta stampata e poi della celluloide, andando a ripescare nella narrativa del mistero e dell'indagine, si scopre che lo psicologo - e psichiatra - più bravo è in grado di stanare un serial killer che rapisce e uccide donne sentendosi ogni giorno che passa più simile a loro, proprio grazie alla sua sensibilità e capacità di entrare nella mente dell'assassino e nel suo mondo di alienato; grazie al suo essere spietato assassino egli stesso.
Ognuno di noi, prima di nascere, è immerso in un liquido che ci protegge e ci isola dall'esterno finché non veniamo brutalmente spinti nella realtà in cui dovremo vivere da quel momento in poi e, bene o male, da allora, lo facciamo ricostruendoci in maniera più rozza quel bozzolo di difesa in cui conserviamo ciò che ci è utile per mantenere intatta il più possibile la nostra vera identità dall'omogeneizzazione che ci viene imposta nella vita globalizzata.
Ma tra tutti questi microcosmi individuali, anche quelli un pò particolari di chi non è in tutto e per tutto come noi, dovrebbe esserci più comprensione e comunicazione.
Perché più o meno, nel bene o nel male, in fondo, tutti siamo un pò alieni.

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